Un anno e mezzo fa, in una giornata calda d’autunno fiorentino, mi chiamavano dei ragazzi che non conoscevo, chiedendomi se avessi voglia di vedere delle loro creazioni e dare qualche consiglio sul marchio che stavano costruendo. Mi aspettavano sotto casa due ragazze e un ragazzo, vestiti in modo delizioso e un po’ fuori dal comune, un mix di brand di alta gamma di oggi e di vintage straordinario. Mi hanno portato in un luogo tra le colline, tra cespugli di more e alberi di olive, tra una casa sull’albero e macchine per le bolle di sapone. E lì, nella loro casa in mezzo a questa meraviglia, mi hanno aperto la porta del loro mondo incantato: c’erano appenderie con una vasta gamma di cappelli in forme mai viste, rari modelli di legno di tempi passati, cesti di feltro di qualità e nastri di seta di mille colori… Quel giorno, hanno preso un gran posto nel mio cuore.
Queste persone fantastiche sono i creatori dei SuperDuper: le sorelle Ilaria e Veronica Cornacchini e Matteo Gioli. Hanno studiato design, ma le loro passioni si trovano anche in mondi diversi: Veronica è una ballerina di danza contemporanea, Ilaria una studentessa di architettura e Matteo un musicista in una band rockabilly. Su queste vie si sono trovati insieme sulla stessa strada, quella dell’arte della lavorazione artigianale di cappelli. Tutto è iniziato il giorno in cui ad un mercato dell’antiquariato hanno scoperto delle vecchie forme per cappelli, e in quel momento è scattato l’amore. E dopo è iniziato il tempo della preparazione: un’accurata ricerca dei materiali, l’incontro con maestri cappellai nella loro casa per farsi insegnare antiche tecniche che stavano per essere dimenticati. E finalmente hanno cominciato a produrre, col tempo e con tanta cura, ma ora neanche un anno è passato e i cappelli sono già stati pubblicati su riviste come Vogue, Glamour, Vanity Fair, fino al WWD, presentati inizialmente alla Chérie’s Tree House e poi con successo alle fiere più importanti tra Milano e Parigi. Le loro creazioni sono in vendita nei negozi in tutto il mondo, dal Giappone alla Germania.
L’attenta scelta della materia prima applicata con del semplice vapore su rare forme di legno antico, la lavorazione a mano su macchine preziose, la traduzione e reinterpretazione dell’artigianato del passato nello stile di oggi, per finire un’opera dell’ingegno che è qualcosa di più di un cappello, e che, grazie a tutto l’amore e la poesia che ci mettono, ci permette di portare il cuore sulla testa, proprio lì dove ognuno lo può vedere.
Sylvie. I vostri cappelli nascono da una storia adorabile. Me la raccontate?
Veronica. I nostri cappelli nascono per noi: un bel giorno d’estate tre giovani dalle mani impazienti e dalle teste sognanti passeggiando per un mercatino comprano una forma di legno per cappelli affascinati dalla bellezza dell’oggetto….quell’oggetto li seduce creando una sorta di magia… decidono di provare a far cappelli per loro stessi, poi pian piano sommersi da feltri e paglie decidono di condividere con gli altri quelle loro creazioni. E poi… e poi tutto il resto.
Il nome SuperDuper è preso da una canzone. Il mondo di partenza per le vostre creazioni?
Matteo. SuperDuper è un termine americano che significa “sensazionale”, “grandioso” e viene da una canzone del 1929 di Irvin Berlin: “Puttin on the Ritz” resa celebre da Fred Astaire. Un masterpiece dello swing che parla di stile ed eleganza: “Trying so hard to look like Gary Cooper…. SuperDuper!”
Voi abitate e lavorate qui in una casa in campagna, in una stupenda tranquillità tra le colline. È una scelta per le vostre creazioni? O per la vostra vita?
Ilaria. Le nostre creazioni trasudano di noi. Di quello che viviamo, di quello che respiriamo ogni giorno… di una pausa sul dondolo in legno baciati dal sole estivo, dell’odore di brina nell’aria al mattino d’inverno … quando fai un lavoro creativo la tua vita e il tuo lavoro non sono più due cose distinte. L’una si alimenta dell’altro e viceversa. Quindi è senza dubbio una scelta che influenza entrambe le cose.
Avete cominciato un’anno fa a presentare le vostri creazioni al pubblico al Chérie’s Tree House. Da lì ad oggi c’era una crescita grande, mi fareste un riassunto dell’anno scorso?
M. Abbiamo vissuto talmente tanto intensamente quest’anno che ci sembra trascorso chissà quanto tempo dal primo cappello, invece è passato appena un anno dal primo debutto ufficiale di SuperDuper allo Chériè’s Tree House. E pensando a ciò siamo strafelici perché in una manciata di mesi siamo stati in grado di proporci ad un pubblico molto vasto con ottimi risultati ed anche ad essere pubblicati sulle riviste più importanti in circolazione… a proposito grazie per questa domanda perché solitamente siamo così impegnati a fare, fare, fare, che a queste grandi soddisfazioni ottenute davvero in pochi mesi forse ci pensiamo troppo poco.
Due sorelle, due fidanzati, visto che anche il fidanzato di Ilaria vive con voi e aiuta. Il new family business come punto di forza in tempi di oggi?
V. Indubbiamente in SuperDuper scorre molto sentimento: relazioni fraterne, relazioni amorose, il cuore è senza dubbio in prima linea e il suo succo confluisce inconsapevolmente nelle nostre creazioni…e oltretutto è molto più comodo litigare con un fratello, con un fidanzato, piuttosto che con un socio….di norma il giorno dopo è come se nulla fosse successo!
I materiali utilizzati sono di prima qualità e anche i vostri clienti mi raccontano che si vede la differenza. La qualità come punto vincente in tempi di oggi?
I. E’ assolutamente soddisfacente e ripaga di ogni fatica guardare il volto di intenditori del settore mentre osservano e maneggiano un nostro cappello, soprattutto sentir dire: “cappelli così non ne fanno più”. Un nostro cappello paradossalmente potrebbe esser portato anche a rovescio , la stessa cura che mettiamo nel suo aspetto esteriore esiste anche all’interno, come certi abiti sartoriali, che a guardarli dentro son belli come fuori. Un prodotto di qualità non potrà di certo avere i numeri di un prodotto massificato, ma con più sicurezza vincerà nel tempo . Questa è la filosofia del nostro prodotto. Senza dubbio però solo la qualità del prodotto non basta, ci vuole anche un’emozione da infondere in esso…e quello che noi puntiamo a donare a chi possiede un nostro cappello è un’allure di donna o di uomo di altri tempi che vive però nel nostro presente.
È fatto tutto a mano di voi? Quanto tempo ci vuole per un cappello?
I. Ogni modello nasce dalle nostre 3 matite e dalle nostre 6 mani, che realizzano sempre interamente il prototipo di ogni nuovo cappello. Poi grazie ai numeri di produzione, che sono piuttosto cresciuti in così poco tempo, ci serviamo dell’aiuto di altre mani di esperti artigiani toscani, scelti perché in grado di lavorare manualmente con la stessa nostra cura. Noi tre ci riserviamo il lusso di realizzare da soli capsule collection, pezzi speciali su richiesta per personaggi particolari o servizi fotografici e senza dubbio per gli amici! Per parlare di numeri per fare un cappello in modo totalmente artigianale ci si impiega circa due ore, in alcuni casi anche molto di più.
Progetti per il futuro? Qualche segreto da svelare?
V. A parte eventi, fiere eccetera, eccetera, il progetto futuro più concreto e più a lungo termine che abbiamo è quello di crescere, crescere nel senso di lavorare duro per riuscire a mettere in pratica tutte le mille idee che abbiamo in testa…creare un equilibrio possibile tra sogno e realtà, cercando il più possibile di tenere i piedi ben saldi a terra. Mantenendo però la poesia senza la quale il nostro progetto non avrebbe più sostanza.
SM*
…per immergere ancora di più nella poesia dei SuperDuper mentre leggi l’articolo o ti compri il tuo personale cuore da portare sulla testa nel loro shop online, ascolta una soundtrack per te registrata alla Chérie’s Tree House dal nostro chef de la musique Giandisco:
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